SCOZIA – Il disorientamento orienta

 

Le esperienze migliori accadono se la vita ti prende per mano e in quel preciso istante decidi che il mondo può essere davvero un posto meraviglioso.

Era da un po’ di tempo che avevo deciso di impostare la vita in maniera completamente diversa. Volevo toccare, vedere e sentire la terra dimenticata.
Con l’alpinismo e la montagna, cominci a sentire il bisogno dell’andare lento, di osservare la perfezione della natura, della vita buona. La voglia di andare oltre, di superare gli addestramenti. Il bisogno di accettarsi per quello che si è, sempre.

Comincia così il viaggio attraverso le Highland scozzesi.
1324 miglia di pascoli, volti, e bellezza.
1324 miglia di una natura che non fa domande e riempie di risposte.
La bellezza del disegno perfetto, impalpabile e più trasparente che mai.

Atterrati ad Edimburgo siamo partiti verso il nord.

Loch Lomond, e Fort William. La bellezza nell’ osservare distese di ogni verde. Non immaginavo nemmeno potessero esistere tutti quei verdi. Laghi che parlano di calma e si vestono di contrasti. Bianco, rosso e blu.

Su di nuovo all’Isola di Skye.
Il crepuscolo cominciava ad evolvere. A questo punto c’era fame e stanchezza.

Glencoe, una delle meraviglie del mondo.
Ma ancora non ci bastava, magari più avanti ci sarebbe stato qualcosa di più.

Viviamo col desiderio che ci sia qualcosa di meglio oltre qualcosa. E questo ci impedisce, e ci ha impedito, di godere di quello che la natura in quel preciso e singolo istante ci stava offrendo.

Stanchi dal “buio scozzese” decidiamo di fermarci in un lago che costeggiava la strada. Tenda, stuoia, sacco a pelo, fornelletto, pasta e mangiati dai Midges. In Scozia esistono i Midges, e nessuno ci aveva avvisati. Insetti invisibili che pungono in massa, provocando pizzicore e bollicine sulla pelle.

L’alba cominciava molto presto, e il buio tardava ad arrivare.
La sensazione era quella di non sentirsi mai abbandonati alla solitudine, accompagnati costantemente dalla luce sottile che calma gli occhi.

Fairy Pools, piscine naturali scavate in mezzo alle montagne, le Cuillin.
Dentro qualcosa di grande, possente e autoritario, c’è sempre un cuore che scorre visibile a pochi.

Fiori, acqua, rocce, archi subacquei, aria, sole, prati, nuvolemontagne e pecore.
E soprattutto un posto dove potersi lavare.

Un trekking, peli di pecora ovunque, una notte sotto le raffiche di vento. Ciao Cuillin. Vi amo molto.

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Portree e i suoi abitanti. Meravigliosi.
Qualche vecchiotto, un paio di delfini e un aquila reale marina dalla coda bianca, ci hanno accompagnati alla scoperta di due isole quasi disabitate, 300 persone sulla prima, e ben 2 sulla seconda.

Cominciava il nuovo giorno. Nel frattempo mi adattavo. Perdevo gli schemi per strada, si allargavano i limiti e la percezione della realtà si modificava.

A questo punto della storia succede qualcosa di meraviglioso. Non riesco a descrivere una sensazione. Posso solo raccontare quello che è successo.

Coral Beach è stata la nostra casa per una notte.

Qui ho scoperto che la bellezza è questione di attimi di secondo. Ho scoperto che la bellezza la senti dentro ed è una cosa che accade. Non hai tempo di osservarla. E’ li. Esiste. E tu puoi solo andarci addosso completamente.

Una spiaggia fatta di farina e indaco. Un acqua cristallina. Lepri che spuntavano con la orecchie che dall’alto delle loro colline ci salutavano, mucche che ci seguivano, e foche che ci aspettavano.

Arriva la notte. E poi esplode lo spettacolo.
E l’esplosione vera neanche possiamo immaginarcela.

L’alba. Un’esplosione di amore per il giorno nuovo.
La gioia, la bellezza del risveglio, la tenerezza di un mondo che non avevamo mai visto, la felicità e l’umiltà di un’universo perfetto.
Il risveglio delle mucche ha fatto tremare il terreno. Sono arrivate in massa e si sono accoccolate vicino a noi. Gli uccelli cantavano e urlavano il mattino e le foche cantavano amore parlando e battendo le pinne.
Svegliati dalla bellezza. Quella reale. Quella che commuove.
Un’ immagine che ti porta il senso delle cose.

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Affascinati.
Scombussolati.
Stravolti.
Siamo partiti per un altro trekking.
Alla ricerca di un villaggio fantasma, ci siamo ritrovati davanti una casetta bianca, affacciata sulle scogliere che cadevano a picco nell’oceano.
Siamo entrati.
Era lui. Uno dei bellissimi “Bothy“; bivacchi costruiti da volontari in memoria di persone che hanno dedicato la vita alla natura selvaggia e al rispetto del nostro eco-sistema.

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Camino, letti, un diario di viaggio, cibo e bevande.

Abbiamo deciso di metterci in cammino e cercarne altri per le sere successive.

La bellezza di tutto questo non sta tanto nell’avere un tetto e un posto riparato dove dormire, quanto nello scoprire che al mondo ci sono altre persone che condividono lo stesso amore per una filosofia di vita.
Qualcuno che vive dei principi primordiali dell’uomo; il rispetto, la semplicità, il cammino, la fatica, il senso di amore verso l’ altro, il senso di amore verso il mondo.

Il rituale serale anti congelamento nel frattempo proseguiva, due ai fornelli e altri tre a cercare legna.

Per proteggerci dagli insetti dovevamo salire di quota, ma ai vertici delle colline e delle montagne, il vento e il freddo possono diventare compagni un po’ scomodi.

Nel frattempo si avverava il solito momento mistico del buio che andava ad infittirsi mentre l’alba del nuovo giorno cominciava a salutarci.

Colazione e via.

A ricordarci che nella vita non si può avere il controllo, è arrivata la nebbia durante la discesa. Ci ha detto che ogni cosa può accadere. Bisogna accettarla per affrontarla, e non combatterla.
La nebbia di Scozia è uno dei problemi per chi decide di viaggiare in solitudine con lo zaino in spalla. A causa anche del tipo di vegetazione, diventa difficile prendere dei punti di riferimento per orientarsi. Noi non avevamo ne telefoni, ne bussole, ovviamente.
Nel giro di otto secondi abbiamo perso l’orientamento e la strada del ritorno. Ma è li che ho capito che se assecondi la vita, la vita si arrangia.

Ci siamo fermati, ci siamo seduti e abbiamo aspettato. Che cosa? Qualsiasi cosa decidesse la vita.

Così è arrivato il vento e con lui i suoni delle voci di alcune persone. Le abbiamo seguite e abbiamo ritrovato la direzione.
La nebbia è risalita e il sole è tornato a splendere.

Per il resto dei giorni il viaggio è proseguito verso nord, cervi e daini sul nostro cammino. Abbiamo attraversato Ullapool fino a Dundee e Thurso, passando per Assynt che pare essere una delle strade panoramiche più belle al mondo.
Una strada a una sola corsia che attraversa i più diversi tipi di paesaggio. Chilometri di praterie, colline imponenti, panorami da togliere il fiato e punti d’osservazione per foche e balene. I tramonti più delicati e più belli hanno accompagnato le nostre serate e abbiamo conosciuto persone fantastiche. Ognuno aveva un posto da offrirci per dormire.
Ognuno aveva con sé un Grazie, un Thè caldo e una storia da raccontarci.
Il popolo più ricco è il più semplice.

Stavamo riscoprendo la vita e il senso di essere chi eravamo.
Stavamo imparando ad assecondare i nostri bisogni e ad ascoltare il nostro corpo, e lui sapeva perfettamente ciò che doveva fare.

Se ci sentivamo stanchi ci fermavamo e dormivamo senza la necessità di dover arrivare. Se avevamo fame mangiavamo. Se avevamo sete bevevamo.

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L’ ultimo saluto alla Scozia in un altro dei suoi posti incantati.
Il Parco Nazionale Cargnorms Aviemore, boschi, piante fittissime e centenarie, laghi e le renne. Sei renne. Bellissime.

L’ultimo tramonto suggestivo, l’ultimo saluto a quei boschi incantati, l’ utimo bothy, l’ ultimo fuoco e l’ultimo lago su cui poterci rinfrescare.

Siamo scesi a St. Andrews e li ci si è palesata davanti la verità.
Eravamo tornati in un’altra realtà e non riuscivamo a rendercene conto.
Le persone non ci guardavano in viso, ci evitavano e nessun campeggio ci ha dato un posto dove poter dormire. A St. Andrews non era previsto il campeggio libero ovunque. Era sera, pioveva e non sapevamo dove andare. La sensazione era quella di un’umanità sparita nel giro di un’ora poche miglia.

Il viaggio si è concluso ad Edimburgo dove, dopo aver girato un po’ per le sue strade e aver conosciuto un po’ della sua storia, siamo andati a dormire in aeroporto in attesa del volo.

Intolleranti al turismo di massa e al fanatismo, eravamo disorientati.

Ma ora so che quel disorientamento non è altro che la direzione a cui ho dato alla mia vita. Quel disorientamento è stata la cartina geografica che ha mosso ogni mio passo da quel giorno in poi.
Il disorientamento orienta.

INFO DI VIAGGIO:

  • 1324 miglia
  • Itinerario: Highland Scozzesi
  • Giorni: 12
  • Spostamenti: Macchina – Piedi
  • Peronatteminti: Tenda e Bothy
  • Budget speso: 500 euro ca.

Il mio racconto di viaggio anche qui: Greenme – Viaggio tra le Highland scozzesi 


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