HO RACCOLTO I SUOI ULTIMI RESPIRI.

Ho sempre pensato a come dovesse essere perdere un genitore.
E forse, per la prima volta, ora so cos’é l’Amore.
La morte é una di quelle cose a cui l’uomo non ha mai dato una voce. Una forma. Un’identità.
La morte rappresenta quella paura ancestrale di cadere, con cui veniamo al mondo.
É quel tipo di paura con cui facciamo i conti per tutta la vita, allo stesso tempo, non ce ne occupiamo mai abbastanza.
La morte é l’unica cosa che ti fa sentire un dolore lacerante quando non capita a te.
Ed é un dolore di quelli che non passa mai realmente e completamente. É solo un dolore a cui ci si abitua. É un dolore che comincia a far parte della tua vita. A volte si lascia un po’ andare, a volte ritorna. É scritto nei tessuti del tuo corpo. In quelli del cuore. E si fa solo un po’ di spazio dentro di te quando arriva. E li rimane.
Ti chiede qualcosa in cambio. A volte quello che ti chiede é molto grande. A volte lo sforzo é minimo. Il risultato dipende da te.
É successo che ho visto un figlio perdere un genitore. E, paradossalmente, é stata la mia opportunità di capire cos’é l’Amore.
Le mani della morte sfiorano gli strati più intimi dei nostri sentimenti. Quelli incisi nelle viscere. Gli unici su cui non si ha controllo.
“Ho raccolto i suoi ultimi respiri” é quello che mi ha detto una figlia, che é anche madre. Che é donna, e che quella donna ora deve ritrovarsi. Perché le donne perdono loro stesse quando si prendono cura di qualcun altro.
Quando perdi un genitore, ecco, io non so esattamente cosa provi. Ma ora so che non ci concediamo mai abbastanza, a volte. Che non pensiamo all’assenza perché ci fa male. Che non consideriamo le paure. Che il dolore é troppo forte per essere raccontato. Che lo evitiamo. Lo nascondiamo nei silenzi. Lo distraiamo con altri pensieri, altre vite.
Ma non per l’amore. L’Amore non ha paura di essere raccontato. Di essere sviscerato.
L’amore non ha paura di essere raccolto.
Lei, ieri, ha raccolto l’amore. Ha raccolto gli ultimi respiri di papà.
E lì, in quegli attimi, si é concluso qualcosa.
Si é chiuso un dolore, un’assenza, una mancanza. Si é concluso un racconto.
Ha abbracciato e ha accolto quei respiri. E ha avuto il coraggio di raccontarli.
Ecco.
Io credo che l’Amore sia questo: una persona che ora sta bene, e qualche minuto più in là é a terra. E qualcuno accoglie quei suoi ultimi respiri.
Io credo che l’Amore sia accettare che quegli ultimi respiri esistono. Esattamente come esiste la nascita, un bambino, l’esistenza stessa.
E saperli vivere, rivivere, raccontare, vedere. Con lo stesso amore con cui ti sei presa cura di tuo papá. Con lo stesso amore con cui dai da mangiare a tuo figlio. Con lo stesso amore con cui raccogli un bambino che cade, ascolti il respiro di un cane.
Dare una forma alla morte é difficile. Ma dare una forma all’Amore no.
Accogliere i suoi ultimi respiri é il modo di accogliere la morte.
É il modo in cui la vita ci dice che esistiamo. Ed é l’unico modo che abbiamo di viverla: con l’Amore, che é solo il contrario della morte.


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